Mi piacciono i tuoi occhi,
mi piacciono le tue mani, le tue dita,
mi piace il tuo collo,
il sapore che hai, il profumo che porti,
il colore dei tuoi capelli,
il suono della tua voce, la musica del tuo accento;
mi piace il tuo sorriso beffardo, i denti fulgidi,
la forma delle gambe, i muscoli delle cosce,
l’addome fiero e il portamento eretto,
i muscoli tesi, allenati, definiti, perfetti.
Mi piace come mastichi,
mi piace come mi guardi,
mi piace perché mi guardi,
mi piace quando ti piaccio e quando mi cerchi avido,
mi piace quando mi trovi…..

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Perché, oggi, mi sento un po’ così
…sola…e…mi manca…
Prendimi, prova a prendermi,
a bruciare le mie partenze,
adesso muoviti tra le rapide del mio vivere,
con la mia esperienza.
Provaci a raggiungermi
con il peso dei tuoi rimpianti addosso;
facile, troppo facile giudicare e poi,
non buttarsi in gioco mai.
Provaci a riemergere
dai quei sogni che il tuo silenzio ha ucciso;
che ne sai dell’origine delle lacrime
se non hai mai pianto?
Provaci a scommettere
che al traguardo tu non sarai secondo;
agile è quest’anima
non puoi vincerla, non la puoi ingannare più.
Prova a prendermi….
…..Catturami…..
Renato Zero, Prendimi, 2003
Anche tra le spine più acute,
fioriscono speranze
di impagabile bellezza.
Sempre.
Così s’è stabilita tra noi una tacita intesa,
il primo capitolo dell’amore timido:
quando, per soddisfare il reciproco bisogno
che gli innamorati hanno di guardarsi,
si permette agli sguardi di alternarsi,
in attesa che si uniscano.
Da Le relazioni pericolose,
P.A.F. Choderlos de Laclos, 1782
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Eugenio Montale, 1971
Mi piaci silenziosa, perché sei come assente,
mi senti da lontano e la mia voce non ti tocca.
Par quasi che i tuoi occhi siano volati via
ed è come se un bacio ti chiudesse la bocca.
Tutte le cose sono colme della mia anima
e tu da loro emergi, colma d’anima mia.
Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima
ed assomigli alla parola malinconia.
Mi piaci silenziosa, quando sembri distante.
E sembri lamentarti, tubante farfalla.
E mi senti da lontano e la mia voce non ti arriva:
lascia che il tuo silenzio sia il mio silenzio stesso.
Lascia che il tuo silenzio sia anche il mio parlarti,
lucido come fiamma, semplice come anello.
Tu sei come la notte, taciturna e stellata.
Di stella è il tuo silenzio, così lontano e semplice.
Mi piaci silenziosa perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Basta allora un sorriso, una parola basta.
E sono lieto, lieto che questo non sia vero.
Pablo Neruda, Poesie.