No, non sono morta!
Semplicemente ho problemi di connessione.
Capita anche nelle migliori famiglie, no?!
E sicuramente questo
non vi impedirà di tempestarmi di commenti,
vero, vero, VERO?!
Spero di risolvere al più presto.
Baci,Simo.
Gironzolo spesso per i blog, mi leggo i post e i commenti.
Embè?, direte voi. Sì sì, un attimo, ci sto arrivando.
Dicevo, gironzolo per blog e nei post e nei commenti vedo sempre una cosa che per me è misteriosa come -che vi posso dire?- ah sì, come il Santo Graal; vedo che a volte ci sono delle paroline in cui, cliccandoci su, si accede direttamente ad altre pagine internet, a video, a foto, etc.
Embè?, ridirete voi.
Ecco...insomma...ehm...(indici che si toccano le punte e vocina da 5enne) io vorrei proprio sapere come cacchiolina si fa.
Chiedo agli addetti ai lavori o, più semplicemente, a chi ne sa più di me (in tanti, suppongo) di muoversi a compassione e di spiegarmi IN STAMPATELLO come si fa. Rendo noto già da ora che, a chiunque accoglierà il mio disperato e ignorante grido d'aiuto, io riserverò la mia più sincera gratitudine.
Per infinita saecula saeculorum.
(Amen).
Ieri sera mi è successa una cosa che ha dell'incredibile. Secondo me.
Rientravo, intorno le 22:30, dalla piscina; io alla guida e la mia amica N. seduta accanto a me. Chiaccheravamo bellamente, ignare della "tragedia" che stava per abbattersi su di noi....un gatto nero che attraversa la strada!
Tranquillo tranquillo, il micio attraversa e si accoccola nell'erba, puntando i suoi occhi impauriti contro i fari. E che sarà mai, direte voi? Ecco, appunto; io non sono scaramantica e 'ste cose mi fanno solo ridere.
Non la pensava così, però, la tipa alla guida della macchina che procedeva in senso contrario. La simpaticona ha avuto la strabiliante idea di inchiodare l'auto e di aspettare, bloccata al centro della carreggiata di una strada buia, che fossi io per prima a passare dopo la funesta apparizione dell'innocente micino, di modo che, per intenderci, l'apocalittica sfortuna si abbattesse su di me.
Ma io dico, si può essere così deficienti? Ma che, ti blocchi come una cretina in mezzo alla strada rischiando un tamponamento a catena? Boh....!
....e se, putacaso, io fossi stata una che ci crede e mi fossi fermata anch'io? Avremmo passato la notte lì a guardarci nei fari, augurandoci che fosse l'altra a passare per prima? Ma poi, 'sto gatto nero che attraversa la strada, porta tanta sfiga da richiare la tua e l'altrui vita per evitarla?
Einstein diceva:
"Due cose sono senza limiti: l'Universo e la stupidità umana. Anche se della prima non sono poi tanto sicuro."
Stamattina, in coda al semaforo, avevo davanti a me uno scuolabus. Sì, quello giallo con un sacco di bimbi a bordo. Ecco, mi sono ritrovata a pensare ai miei giorni della scuola materna. Un tuffo nel passato di (ahimé!) 24 anni in cui, piccolina e brunetta seduta nel pulmino, mi chiedevo come mai l’autista accompagnasse a casa me e due altri miei coetanei sempre per ultimi. Tutti gli altri bimbi rientravano in tempo per gustarsi la sigla di BIM BUM BAM, quando arrivavo io davanti la tivvù, Paolo Bonolis già aveva annunciato il primo cartone animato. Mi ricordo che ‘sta cosa mi angosciava un sacco; ma non tanto per la sigla persa quanto, più che altro, per il fatto che non ne capivo l’allora oscuro motivo. Immaginatevi una bimbetta con il suo cestino sulle gambe, impettita nel suo grembiulino blu, seduta in un pulmino deserto, in compagnia di due altri maschietti semi sconosciuti, trepidante d’attesa per UAN e gli altri, che rimane sola ad attendere, in silenzio e per un tempo imprecisato, che il tizio pelato alla guida si decida a riportarla a casa. Ci stavo male da morire perché -mannaggia la miseria!- non capivo. A scuola ero garbata (nonostante l'insegnante sig.na Paola palesemente psicopatica), non facevo dispetti, mangiavo senza essere imboccata dalle maestre tutto il pranzo, non facevo capricci e non mi facevo la pipì addosso…perché, dunque, l’autista mi puniva?
E soprattutto, perché puniva sempre e solo noi tre? Poi, all’improvviso (e con l’aiuto della Mamy), la rivelazione, l’illuminazione,
Seppi e, seppur nella sua semplice ovvietà, la cosa mi sembrò assolutamente priva di logica. L’autista lasciava noi tre per ultimi perché eravamo gli unici bimbi ad abitare in periferia, tutti nella stessa via, la stessa che lo riportava al deposito dello scuolabus posto nell’isolato poco più avanti a quello di casa mia. Lui girava tutto il micro-paese, smollava di volta in volta gli altri bimbi che intanto si guardavano giubilanti tutta la sigla di cui sopra e poi, in ultimo, lasciava noi per poi depositare il mezzo.
Mi sembrò illogico perché, dopo aver saputo la verità io dissi beatamente a mia madre: "Beh, allora andiamo a vivere a casa della nonna, chè lei abita vicino l’asilo".
Perdermi BIM BUM BAM era una tragedia che valeva bene la pena di un trasloco, no?!
Domenica sera sono stata, insieme a tre miei amici, in pizzeria.
Seduti davanti ad una splendida pizza con la mozzarella di bufala,
uno dei miei commensali ha detto:
"Madò ragazzi, è proprio vero:
gustare un buon piatto è paragonabile,quasi,
ad avere un orgasmo".
Io l’ho guardato allibita e ho risposto:
"Ma te, un orgasmo l’hai mai avuto?
Ma non diciamo minchiate, per cortesia!
E mangia!"
Cari uomini all’ascolto, elencherò qui di seguito una lista di cosucce che, se osservate alla lettera, vi permetteranno di essere, non dico perfetti, ma quantomeno accettabili. Vi permetteranno, in altre parole, di essere quanto più possibili intelligenti come noi donne. Diciamo che, se applicate alla lettera, queste semplici indicazioni vi consentiranno di sviluppare quella parte del vostro cervello della quale ignorate l’esistenza. Dunque, signori e signore, io vado a cominciare.
Stamattina all'ufficio postale.
Coda di gente in piedi, senza contare quella seduta.
Entra una signora. Brandisce una bolletta tra le dita,
è visibilmente indaffarata, ansima.
Signora: Buongiooorno.
Noi in coro: Buongiooorno.
Signora: Ma state aspettando tutti per lo sportello?
Io: Ma noooo! E' che ci piace uscire di casa il sabato mattina, venire all'ufficio postale, sperare che ci sia una coda chilometrica per avere il piacere di sederci qui e guardare l'impiegato mentre si guadagna il pane.
Signora: Ah....vabbè.... aspetto.
E ci mancherebbe altro! Ma che cacchio di domande!
Torno or ora da casa della mia amica S., che si è sposata il 29 settembre. Sono andata a vedere il suo nuovo nido d'amore e mi ha fatto tanto strano dover suonare ad un altro campanello, non trovare sua madre che mi dice "sali, ti chiamo S., è di la che studia", non vedere suo fratello che trotterella per casa mentre ci prendiamo il caffè, non sentirla più parlare "del mio ragazzo" ma "di mio marito". E' la prima del gruppo che si sposa. Ho guardato la sua casa arredata tutta di suo gusto, con i mobili cha ancora odorano di nuovo, con i nostri regali sparsi qua è là, con le tende nuove, il divano immacolato e il lettone matrimoniale...e, per la prima volta in quindici anni di conoscenza, lo invidiata. Mi sono chiesta: "Ma quando cacchio toccherà a me?" Mio nonno mi risponderebbe con uno dei suoi proverbi: "Fija mia, ogne santu rria la festa soa". Che tradotto sarebbe più o meno così: figlia mia, per ogni santo arriva il giorno in cui lo si festeggia. Il nonno ha ragione ma io, oggi pomeriggio, ho un nodo in gola tremendo e un'invidia mai provata prima.
Mi ci ha fatto pensare un post scritto da sw4n. Alla morte, dico. Alla MIA morte. A volte mi fermo a pensare a come sarebbe il giorno del mio funerale, alla gente che (forse) piange e ai canti che le mie amiche del coro intonerebbero durante la funzione. Chissà se sceglierebbero i miei preferiti o se si soffermerebbero sui loro gusti personali. Se fossi cosciente di me, al momento della sepoltura, chiederei di non mettermi troppo in basso, né troppo in alto. Una via di mezzo va bene, così, giusto per agevolare chi verrà (forse) a farmi visita. Non vorrei mai una cappella privata, odio stare sola e mi piace “fare conversazione”. Sulla mia lapide vorrei solo piante grasse, la mia passione. Magari qualcuna tolta alla mia collezione. La mia preferita, magari. Mi piacerebbe che i vivi che mi hanno conosciuto e amato si ricordino delle mie passioni, di ciò che mi piaceva da viva e che ne tengano conto per abbellirmi da morta. Una paura mi attanaglia ogni volta che ci penso, quella del buio e dei luoghi angusti. E una bara mi pare che rientri a pennello nella categoria. Che fare dunque? Farmi cremare no, la mia fede non me lo consente; forse potrei lasciare un testamento e chiedere, gentilmente e, se possibile, di farmi stare un po’ più larghetta e illuminata. Chissà se davvero mi accontenterebbero. La foto sulla lapide ha un’importanza particolare, per me. Vorrei che se ne scegliesse una in cui sorrido felice, uno dei miei sorrisi migliori, uno di quelli da indurre chi lo guarda a sorridere di rimando. Non voglio che chi viene trovarmi mi trovi seria o pensierosa o, peggio ancora, triste. Sorrido tanto da viva, perché fermarmi da morta?
Ecco, ogni tanto penso a tutto questo e poi mi domando e dico: ” Ma Simona, a 29 anni, non hai cose più allegre a cui pensare?"