Questo che sta per arrivare sarà un mese di viaggi.
Ne ho in programma almeno un paio,
tra cui quello in cui parto il 30 c.m.
e che mi porterà a Milano (di nuovo!) per il ponte del primo maggio.
Al rientro, non avrò nemmeno il tempo di risistemare la valigia,
che dovrò ripartire per Lourdes.
Sono anni che sogno di andarci e credo, a Dio piacendo,
che finalmente sia arrivato il momento.
Voglio essere pronta per Lourdes,
pronta con tutte le membra del mio essere.
Non è un viaggio fisico;
secondo me è un viaggio dell’anima e io voglio portarcela tutta.
Perciò, cari amici, se a maggio i miei post
saranno “a saltelli” non preoccupatevi,
dipenderà dal fatto che anch’io sarò presente “a saltelli”.
Sabato 21 aprile sono stata qui….
…cos’è?
Una meraviglia della natura a due passi da casa mia,
una delle tante caverne all’interno
delle Grotte di Castellana.
Una bellezza che lascia senza fiato,
che voglio condividere con voi.
Non credevo che potesse essere
così brutto e disarmante,
non ricevere commenti sul proprio blog
da tre giorni.
SIGH!
Così s’è stabilita tra noi una tacita intesa,
il primo capitolo dell’amore timido:
quando, per soddisfare il reciproco bisogno
che gli innamorati hanno di guardarsi,
si permette agli sguardi di alternarsi,
in attesa che si uniscano.
Da Le relazioni pericolose,
P.A.F. Choderlos de Laclos, 1782
Oggi pomeriggio sono stata ad un funerale. Roba triste, lo so.
Ma anche questo fa parte della vita, dopo tutto.
E’ morto Giorgio P., un mio compagno di classe delle superiori
che non vedevo da dieci anni. Dal diploma. E questo è ancora più triste.
C’eravamo tutti, noi della V A/I , oggi pomeriggio.
Davanti la chiesa gremita di gente, vicino sua madre e sua moglie
che non avevano la minima idea di chi fossimo.
Un tumore se l’è portato via in tre mesi e…io, durante la messa,
pensavo che ci doveva pensare Giorgio a farci
rincontrare dopo dieci anni dal diploma.
Doveva arrivare la sua morte per farci fare questa rimpatriata,
come ama chiamarla Angela, la mia compagna di banco.
Il prete parlava lento e commosso e io vagavo altrove con la mente.
Mi succede sempre così; in queste occasioni non riesco a concentrarmi.
Mi rivedevo in classe, con qualche chiletto in più,
con Angela alla mia destra, con Giorgio davanti a me sulla sinistra.
Giorgio era simpatico, carino, intelligente ma svogliato.
Per un certo periodo gli sono andata anche dietro, poi solo tanta amicizia.
Mi piace pensare che Giorgio abbia voluto fortemente che oggi
pomeriggio noi tutti ci incontrassimo, che dopo le sue esequie
ci fermassimo un po’ a parlare di questi dieci anni i
n cui non sapevamo nulla l'uno dell’altro.
Mentre il prete parlava, io concludevo tra me e me
che la vita è proprio tanto strana.
E’ imprevedibile, burlona e a volte usa mezzi “scorretti”
per ricordarci che ci sono delle cose che, prima o poi, vanno fatte.
Come una rimpatriata tra ex compagni di classe, per esempio.
L’altro giorno Riccardo Scamarcio in un’intervista al TG5,
in concomitanza con l’uscita del suo ultimo film:
“Il lavoro dell’attore è un lavoro che ti permette
di interpretare i più svariati ruoli.”
MA DAI!?
E io che invece pensavo che
l’attore riparasse lavatrici.
Pasquetta 2007, ore 14:30 circa. Trattoria “Dei sapori salentini”,
immersa tra gli ulivi secolari della grecìa salentina.
Un posto incantevole, dove ho mangiato una
grigliata di carne da leccarsi i baffi.
Seduta accanto a me, a tavola, una mia conoscente
alta più o meno
Quando ti deve raccontare una cosa, comincia dalla Genesi del mondo.
Dopo 2 minuti hai già scollegato l’audio,
ripetendo meccanicamente e solo per forza di inerzia:
“Si? Davvero? Ma dai?”.
Queste le premesse. Veniamo al dunque.
Arriva a tavola una chianina sfrigolante sulla
sua piastra incandescente di ghisa.
Dopo una mezz’oretta abbondante dall’arrivo della carne,
la tipa (o “Gnappetta”, come da me ribattezzata)
interrompendo per una nano-secondo il fiume di parole,
si accorge della piastra ed esclama incantata:
”Ohhhh, la piastra di ghisaaaa, che figataaaa!
Mah, chissà poi per quanto tempo
manterrà il calore dopo averla tolta dalla fiamma”.
Io, con il livello di sopportazione rasente lo zero assoluto,
le rispondo tra il serio e il faceto:
“Beh, potresti constatarlo da te poggiandoci la lingua!”
Lei, quindi, decide di affondare la forchetta
nelle sue tagliatelle ai funghi porcini e
di smettere, almeno per un po’, di ciarlare.
Tutta la tavolata, nel frattempo, inneggiava tacitamente le mie lodi.
Buonappetito.
Eccomi di ritorno dopo la pausa pasquale.
Pausa in cui ho mangiato tanto, tanto, tanto e di più.
Roba che a un bue muschiato in calore, gli verrebbero
le caldane dall’invidia.
Sono una buongustaia…una mangiona direbbe mia madre!
Ma non credevo che il mio stomaco fosse in
grado di contenere una tale quantità di cibo.
Mi sono fatta quasi schifo….e sottolineo QUASI!
Ognuno ha le sue. Leggendo un post su Masblog
mi è venuta l’ispirazione.
Elenco le mie….quelle che mi vengono in mente, almeno.
- Quando parlo al telefono e sono seduta mi levo
le scarpe e le calze e…mi tocco le dita dei piedi.
- Prima di mettermi a letto mi assicuro che la spalliera
del letto sia perfettamente centrata con
il quadro appeso su di essa. Se non lo è,
non mi corico senza aver prima
sistemato la faccenda.
- Quando rifletto su qualcosa che devo fare, porto
l’unghia del pollice destro vicino ai denti
e comincio a ticchettare.
- Sistemo sempre il tappetino del piatto doccia
prima di aprire l’acqua. Deve essere centrato.
- Il sapone liquido non deve mai rimanere al di sotto
di un dito d’altezza nel suo barattolo.
- Quando guardo la televisione sul divano mi
metto a braccia conserte.
- Mi devo necessariamente lavare i capelli sotto la doccia,
altrimenti non mi sento pulita.
- Se mi sveglio di notte, devo sapere che ora è.
- Non sopporto i capelli sciolti per più di dieci minuti.
Quando mi sveglio la prima cosa che faccio è legarli.
- Le lenti degli occhiali devono essere sempre lucenti e pulite.
Le strofino con la pezzetta più volte al giorno.
Mi devo ricoverare?
Sono rientrata alla base. Stanca ma felice.
La cerimonia è stata molto bella
e mio fratello era tesissimo.
Tutto impettito nella sua divisa…
…un vero piacere guardarlo.
E come ogni esperienza
anche questa
mi ha insegnato qualcosa:
i caselli autostradali con
pagamento self-service
e senza casellante,
sono una perdita di tempo pazzesca.
All’ultimo, quello di Bari, nella fretta
ho perso 1,00 euro dalle mani.
Non vorrei sembrare tirchia,
ma 1,00 €. sono le vecchie £.2.000.
All’epoca, non vi sarebbe
dispiaciuto lasciarle sotto
l’auto del tizio dietro,
che impaziente suonava da 10 minuti?