Buon terzo compleanno, My aquarius.
Stanotte ho sognato per la milionesima volta, forse, il mio ultimo anno di scuola superiore o meglio, lo stato d'animo che avevo in quell'anno. Ovvero uno stato d'animo di TERRORE puro per gli imminenti esami di maturità.
Ora io, francamente, non mi ricordo precisamente se davvero, nel lontano 1997, io ho affrontato l'ultimo anno con l'angoscia e il terrore che la me medesima del sogno prova. Cioè io, nel sogno, o a questo punto forse dovrei definire incubo, sono letteralmente stretta in una morsa di paura allo stato puro. Nel sogno di stanotte, per esempio, ci sono io che entro in classe, mi siedo al mio banco che corrisponde esattamente a quello che è stato nella realtà e penso che quello sì è l'ultimo anno ma che ci sono gli esami da maturità, che ho una fottutissima paura
e al solo pensiero me la faccio sotto. Letteralmente.
Ma io, santo cielo, non me lo ricordo davvero se nella realtà ho avuto così paura. Normale agitazione credo ci fosse, è fisiologico, ma paura proprio no. Io nel sogno sono depressissima, triste, affranta, impaurita come se fossi stata rapita rinchiusa nel bagno di Saw1...insomma, 'nna schifezza totale!
Che significherà tutto questo?
E, soprattutto, perchè sogno questa cosa così spesso?
Prima il mio sogno frequente era di non riuscire a comporre i numeri al telefono; sogno che, naturalmente, non sono mai riuscita a interpretare. Ora il passo è stato ceduto a questo qui degli esami di maturità e, ovviamente, anche questo manca di interpretazione.
C'è qui, per caso, un Sigmund Freud di passaggio?
No perchè, davvero, io ho bisogno di capire.
Col suo intuito tutto femminile colse per prima in un banchetto di nozze la mancanza del vino e si affrettò a comunicarlo a suo figlio: "Non hanno più vino". Che è come dire non hanno più gioia. Con quel delicatissimo gesto di attenzione alle piccole cose, divenne l'icona stupenda di tutte voi, donne, che in ogni realtà del quotidiano, dalle case agli ospedali, dai centri di accoglienza alle scuole, siete dispensatrici di gioia. Di quella gioia umanissima che nasce dall'attenzione alle sfumature, ai dettagli, ai gesti apparentemente inutili secondo certe logiche di calcolo. Siete voi che con il vostro sorriso, con la tenerezza del vostro sguardo, umanizzate la terra.
(Mons. D.Negro)
E' stato allora che ho trovato una forza in me inimmaginabile e sconosciuta fino a quel momento. In un istante decisi che ne sarei uscita.
Non sapevo come, nè quando ma ne sarei venuta fuori.
Forze nuove si impadroniscono di te quando meno te lo aspetti, quando più ne hai bisogno.
Attingi da una volontà che non credevi di possedere e vai avanti, a testa alta. Senza rimpianti, senza rimorsi, senza pensare mai "oh, magari se allora avessi detto.....".
In un centesimo di secondo decisi che l'avrei cancellato dalla mia mente, rimosso come un'onda rimuove una scritta sulla sabbia e non ne lascia traccia. Ho buttato le foto, ho stracciato le lettere, ho allontanato i ricordi, ho sguinzagliato la rabbia, ho pianto moltissimo ma mai, nemmeno per un attimo, ho pensato di cercarlo.
Non credo meritasse nemmeno un millimetro dei miei pensieri.
Ho imparato che è proprio quando ti feriscono con inspiegabile ferocia che trai la maggiore forza, la voglia di andare avanti e di non voltarsi più indietro. Ed è stato così per me, allora.
Tempo prima, probabilemte, l'avrei rincorso fino in capo al mondo, l'avrei supplicato piangente di tornare da me, mi sarei umiliata promettendogli che tutto sarebbe stato diverso, che sarei cambiata e che avrei fatto "tutto quello che vuoi tu"...ma allora non è stato così.
Non l'ho voluto nemmeno per un istante.
Finita l'epoca delle preghiere, finito il tempo delle promesse vane: io volevo, dovevo uscirne.
Si vive una volta sola e il resto della vita che mi rimane da vivere, pensai, non lo voglio passare a rincorrerti;
solo per darti la soddisfazione di rifiutarmi, con quell'aria spocchiosa che ti sei sempre portato addosso; per darti la possibilita di dimostrare a te stesso di essere talmente forte e coraggioso da rifiutare anche l'amore, se la situazione lo richiede. Mai ti darò questa gioia, pensai.
Tu forse non lo sai e mai lo saprai credo, ma è stato proprio il tuo comportamento ad innescare in me la rabbia necessaria per uscirne.
Sono due giorni che apro questo blog e trovo la pagina dei referer, qui sotto, piena zeppa di visite. Mai così tante da che ho aperto questo posto. 147 visite da mezzanotte non mi sembrano affatto bruscolini! Non che la cosa mi dispiaccia è ovvio, ma sarei proprio curiosa di sapere chi e da dove si sta prendendo la santa pazienza di spulciare ogni singolo post finora prodotto dalla sottoscritta. Sembra una ricerca fatta con molta dedizione, per questo sono moooolto interessata a sapere.
Sì, sono proprio curiosa....
Visitatore sconosciuto, questo messaggio è per te: mi piacerebbe conoscerti, fatti vivo.
...niente, è che pensavo che casa ci venisse consegnata a giorni, invece no. Invece se ne parla a gennaio; se Inpdap ci da i soldi per pagarla, s'intende. Se va tutto bene, s'intende.
Se, per l'ennesima volta in meno di 15 giorni, non debba rifare almeno quei due o tre certificati a botta. Se, stavolta, si decidono a capire che non abbiamo un cent bucato, che casa ci serve, che ci siamo scassati di aspettare e che, soprattutto, a gennaio arriva il mobilio e non abbiamo la ben che minima idea di dove andarlo a depositare se, putacaso, non mi consegnano questo cavolo di nido d'amore. Altro che nido...è diventato una caverna a furia di aspettare! Ci starebbe un'intera famiglia di mammuth, altro che due passerotti innamorati come me e S.!
Si capisce che mi sto esaurendo? Eh eh eh?!
Si capisce che non ce la faccio più?
S'è capito che la burocrazia italiana fa veramente, ma veramente cagare?
Sono settimane che vado peregrinando per uffici;
e vai al Comune, e vai all'Inpdap, e poi vai al Catasto, e poi rivai al Comune, e poi vai dal costruttore, e poi rivai all'Inpdap, e poi che palle!
Senza contare il traffico di Lecce, sia chiaro!
Città piccola, a misura d'uomo dicono....sì, ma se quest'uomo si chiama Giobbe!
No, vabbè, io non ce la faccio più.....spero passi tutto in fretta; spero che, fra 365 giorni, tutto ciò sia solo un labile ricordo del passato e, magari, ripensandoci mi faccio anche una risata. Speriamo!
La mattina del Giorno dei Morti, appena alzata, ho pensato che 365 giorni fa tutto mi sarei aspettato tranne che, per andare a salutare mia nonna, sarei dovuta andare ad 1 km fuori il paese con un mazzo di fiori e un gran nodo in gola.
Ti amo perchè esisti e sei esattamente così come sei.
Ti amo perchè un minuto dopo che sei andato via ho già voglia di rivederti.
Ti amo perchè quando squilla il telefono io spero sempre che sia tu.
Ti amo perchè vivremo insieme per sempre. Nella NOSTRA casa.
Ti amo perchè mi stai terribilmente simpatico.
Ti amo perchè con te rido.
Ti amo perchè mi completi. In tutto.
Ti amo perchè quando ho bisogno d'aiuto ti trovo ancora prima di chiedertelo.
Ti amo perchè sei arrivato nella mia vita nel tempo e nel luogo giusti. Nè prima, nè dopo, nè altrove.
Ti amo perchè con te non mi annoio mai.
Ti amo perchè abbiamo gli stessi gusti.
Ti amo perchè sei la cosa migliore che potesse capitarmi.
Ti amo perchè con te sono io, veramente io.
Ti amo perchè riesci a tirare fuori il meglio di me.
Ti amo perchè sei S.
Semplicemente.
Un sentitissimo grazie a tutti colori i quali, anche quest'anno in questo giorno, NON mi hanno fatto gli auguri di buon onomastico.Grazie, grazie a tutti, davvero. Sono commossa.
Oggi ho cucinato io. Oggi ho fatto una ricetta che visto in tv.
La ricetta di un frate francescano (mi pare!), che stava domenica
mattina a Rai1, da Tiberio Timperi.
Sì, lo so, fa troppo desperate housewife tutto ciò. Ma credetemi,
non sono grave quanto pensate, davvero.
Giuro che la prossima volta faccio una ricetta della Prova del Cuoco.
Forse fa meno desperate e più suicide!
Aiutatemi!